Dante di certo non ha mai cercato casa a Barcellona, altrimenti

avrebbe dovuto includere nella Divina Commedia un girone infernale in cui gli studenti sono costretti a cercare casa a Barcellona per l’eternità, visitando bettole e sgabuzzini tali che Via La Somme a confronto pare Versailles.

Giorni di panico materno e mite accettazione dell’ineluttabilità della sconfitta da parte della sottoscritta, come what may alla prima stanza che non sembra una gabbia dello zoo firmo il contratto e poniamo fine a questa tortura.

A mettermi in allarme riguardo la ricerca dell’alloggio sono stati parecchi elementi: cerco casa già da quando ho fatto domanda per l’erasmus senza nemmeno la certezza che sarei partita. Nonostante ci fosse la possibilità di alloggiare al campus (in una stanza doppia. con uno sconosciuto in camera. e altri quattro sconosciuti in casa. anche no.) ho cercato per la maggior parte su siti come idealista e easypiso, dato che i miei presupposti erano l’affitto di massimo 500e e bagno privato. Bagno Privato: due parole eteree che evocano immagini di ceramica bianca scintillante e carta igienica di seta, candele profumate e un maggiordomo che ti porge l’asciugamano caldo, un po’ come il bagno che immagina Mark Renton prima di finire nella peggior cloaca di Scozia. Ed effettivamente ho trovato le peggiori cloache – di Spagna – con affittuari pronti a tutto pur di appiopparti quei buchi che nemmeno un gatto userebbe come lettiera. Ma facciamo un passo indietro: il primo contatto avviene quando l’annuncio ti piace, ovvero:

  • soddisfa i tuoi requisiti: minimo di mensilità, posizione, vicinanza a fermate metro-supermercati-varie ed eventuali
  • non c’è solo la foto della stanza, buia e sfocata, ma ci sono anche le foto della cucina, del salotto, e se è proprio un annuncio fatto bene *squilli di tromba* le foto del bagno. Nove volte su dieci le foto del bagno non esistono negli annunci spagnoli, questo mi ha fatto dubitare che i bagni facciano effettivamente parte della casa o anche solo della quotidianità iberica.
  • L’affittuario ha la generosità di lasciare il numero di telefono per essere contattato. Questa ovviamente non è una garanzia di reattiva comunicazione, ma almeno lo si può chiamare e prenderlo per stanchezza. Molti, evidentemente strenui difensori della loro privacy, preferiscono essere contattati solo via mail. Esatto, preferiscono essere contattati. Non preferiscono rispondere via mail. La nota negativissima è che i loro appartamenti saranno sempre stupendi e irraggiungibili. Di contro, i proprietari di tane per topi si faranno sentire spesso e vi stalkereranno finchè non gli direte che avete già trovato alloggio (anche se non è vero).

A quel punto si salvano i numeri in rubrica e si copia-incolla lo stesso messaggio di presentazione a tutti, è un po’ una pesca a strascico: su venti mi hanno risposto in dieci nelle prime sei ore, altri due o tre entro una settimana. Ovviamente ho stabilito un primo contatto telefonico quando ero ancora a Cagliari, avvisando che sarei stata a BCN il giorno x e che potevamo metterci d’accordo per visitare la casa. Non saltate mai il passaggio di visitare la casa, MAI. è un suicidio. Quando poi sono arrivata in città ricontattato tutti (da dieci sono scesi a otto) e ho preso gli appuntamenti cercando di organizzarli in modo che fossero in zone vicine, così da non correre da una parte all’altra della città rischiando di fare tardi o peggio di far saltare gli appuntamenti. Il primo giorno ho visto quattro appartamenti, il secondo giorno avevo quattro appuntamenti ma dopo la sesta casa ho gettato la spugna. Un affittuario ha disdetto (quello su cui avevo maggiori aspettative tra l’altro: bagno privato, stanza esterna grande e luminosa e vista sulla montagna) e con l’ultimo ho disdetto io perchè ne avevo pieni i cosiddetti.

Delle sei case che ho visitato riassumo i punti negativi:

  • casa 1: vicinissima alla Sagrada, attico, metro a due passi, palestra dirimpetto, supermercati vicini, bagno abbastanza curato. Stanza minuscola, interna (quindi poca o nessuna luce e odori delle cucine degli altri appartamenti) intonaco in via di scrostamento, mobili che faticano a reggersi in piedi, tre coinquiline.
  • casa 2: lati positivi nessuno. Affittuario maschio dal piglio abbastanza viscido che ha chiesto di togliere le scarpe prima di entrare, speravo fosse per eccessiva pulizia ma era solo per “evitare di rovinare il pavimento”, tre coinquilini, casino ovunque, stanza buco con divano letto. Fuggita.
  • casa 3: coinquilini pervenuti vivi 2, probabilmente ce n’erano altri che sepolti dalla sporcizia cercavano di guadagnare la via d’uscita da quel tugurio. La ragazza che lasciava la stanza addirittura mi ha consigliato di cercare nei gruppi fb di affitti a Barcellona, per dire quanto era rimasta soddisfatta.
  • casa 4: tre coinquilini, stanza grande esterna luminosa, letto una piazza e mezzo. Bagno abbastanza grande ma con doccia-vasca cubicolo, da condividere con altre due persone.
  • casa 5: metro di fronte al portone, pulizia immacolata, ordine, pace e tranquillità. Stanza piccola interna, bagno non eccelso, coinquilina proprietaria.
  • casa 6: casa grande, stanza grande ma interna, giardino. Proprietaria coinquilina apprensiva “se non torni io mi preoccupo”, bagno privato da film horror, fermata del bus nei pressi, cane della padrona socievole ma iperattivo, disubbidiente e spargitore di peli.

Io direi che il mio erasmus può terminare qui.

Cattedrale di Barcellona

 

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