Dato che sono luoghi comuni, è meglio igienizzare.

Il primo maggio ho preso possesso della nuova casa.

Posseduta letteralmente, come nei migliori film horror: mi sono trasformata in uno 少女・鬼 [shouji-oni], demone della mitologia giapponese che ho appena inventato e che tortura i coinquilini facendo pulizie e disinfettando l’ambiente da germi, muffe, batteri e cattivi odori. I coinquilini, colpiti nel loro punto debole, si nascondono velocemente nelle loro tane, ma se non sono abbastanza lesti vengono travolti dalla nube disinfettante e si dissolvono con milioni di coloratissime e detergenti bolle di sapone.

Lasciato l’appartamento che è stato il mio punto di riferimento per cinque giorni, ho preso un taxi che trasportasse me e i miei 30+kg di bagaglio ($$$) (no, non è stato eccessivamente costoso) al quartiere di Eixample. Immaginavo di trovare una stanza dignitosamente pulita e sgombra di qualsiasi effetto personale del precedente affittuario (così come pensavo per la credenza in cucina, nel frigo o in bagno), ma mi sono scoperta un’idealista ottimista. C’erano cinque bustoni di generiche cose sparsi in ogni angolo, una lampada di sale, agende e bollette, ma la ciliegina sulla torta era il letto. ancora. fatto. Con piumino e lenzuola. Chiedo spiegazioni via sms e mi viene risposto che le aveva lasciate per mia comodità, perchè potessi usarle. Ho riletto il messaggio più volte, mentre in sottofondo il mio buddha interiore vocalizzava l’OM più vibrante per distogliermi dai propositi di igienizzare la casa con il metodo Nerone: fogu*.

Alla fine buddha è stato travolto dallo shouji-oni che ha fatto le mie veci nel litigio con l’affittuario in una lingua che definirò Spangrish, cioè un misto di inglese e spagnolo che deriva da forti sentimenti omicidiali. [A proposito, uno non può dire di conoscere una lingua finchè non si trova nella situazione di doverla utilizzare in maniera efficace per esprimere animatamente il proprio dissenso.]

Durante il litigio comunque la linea malauguratamente “cade” (lo so che hai chiuso il telefono di proposito, stronzo!) e io decido che piuttosto che continuare a prendermi il nervoso per questo individuo che si è approfittato della mia buona fede (nonchè del mio cash), è meglio incanalare la mia furia omicida in più urgenti questioni, tipo rendere vivibile la stanza per il giorno dopo – anche noto come primo giorno di traineeship -.

Per fortuna il giorno precedente avevo fatto incetta di detergenti di (quasi) tutti i tipi (perchè in Spagna non esiste lo chanteclair???): saponi, detersivo, ammorbidente, guanti, stracci, spugnette, varechina, ammoniaca, mancavano solo i due liocorni. Primo passo: rendere visibile il pavimento, ovvero portare su tutto quello che era giù. Una frase criptica per dire che tutte le buste sono finite sui vari mobili. Passando la scopa ho scoperto che c’erano dei battiscopa accatastati dietro il letto (perchè? solo Adam Kadmon lo sa) quindi li trasporto verso altre zone più consone della casa (leggi: microterrazzino con altri generi di laterizi) e torno alla disinfezione della stanza. Spostando il letto ho trovato anche:

  • due bottiglie di plastica
  • tre forcine per capelli
  • un tappo di Estrella
  • quindici cent
  • una famiglia piuttosto numerosa di coniglietti di polvere.

Arriva così il momento di eliminare qualunque cosa copriva il letto, dato che a dormire lì avevo le stesse probabilità di non prendere malattie che camminando scalza a Caracas. Sempre munita di tuta antiradiaziani prendo due angoli per iniziare a fare un raviolo batteriologico di coperte e lenzuola, e una volta chiuso lo infilo in un’anta dell’armadio che non riaprirò mai più. Togliendo quello strato di copertura capisco che chi ci ha dormito studiava di sicuro psicologia: test di Rorschach sul materasso. Affascinata da tale scoperta ma troppo modesta per mostrarla al mondo, rivolto il giaciglio dalla parte di un più uniforme e tranquillizzante grigio. Nell’attesa che le lenzuola appositamente acquistate si asciugassero, ho deciso di mettere mano al bagno. Varechina a pioggia in un luogo che ora è diventato meta di pellegrinaggio per tutte le donne delle pulizie della Spagna, profuma e splende come nei sogni erotici di Bree Van De Kamp. Le coinquiline pensano già che a me piaccia un po’ troppo pulire, e che sicuramente ho qualche disturbo ossessivo compulsivo.

Hanno senza dubbio ragione: mi disturba vivere nel sudiciume.

 

*sardo: fuoco.

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