Un lato ti farà diventare più grande. Ma io ho beccato l’altro

Primo impatto con il campus: industriale.

Qualsiasi Facoltà possibile o immaginabile c’è. Edifici per i ricercatori, ci sono. Campetti sportivi, piscina, ci sono. Stazione dei treni e del ferrocarril. Alloggi per gli studenti, supermercato, oculista, farmacia, pompieri, perfino un cinema. Potrebbe anche esserci un’impresa funebre ma non ho chiesto, rimarrò con il dubbio.

Scesa dal treno, la prima decisione è la scelta del bus: ce ne sono almeno cinque che portano in diverse zone del campus.

Io, abituata agli spazi recuperati dall’ex Clinica Aresu – che comunque dai piani alti chiamano Campus Aresu, mi sono sentita un po’ intimorita da come tutto risulta così espanso. Decine di edifici enormi, strade e parcheggi a non finire. Boschi. Mi sono sentita Alice quando mangia il fungo: rimpicciolita.

Immerso però nel verde. Direi che ho scelto il periodo migliore per godermi la primavera iberica (che comunque tra pioggia e temperature sotto la media si sta facendo desiderare), per pranzare sull’erba e godere della tranquillità dei boschi ma anche di panorami urbani pseudogiapponesi (o anche per perdermi tutte le crociere che passano da Cagliari…scelte). Mi manca comunque salire di corsa per Largo Carlo Felice, sentire il profumo del mare e una volta in cima vedere il riverbero della luce sull’acqua, vibrante, accecante. Mi manca fermarmi a fare le foto a Sant’Anna, perdermi per Castello, riscoprire nuovi angoli pieni di ricordi. Passeggiare al Bastione.

In questo tirocinio non so ancora bene come gestirmi i tempi, a Cagliari era facile trovare dieci minuti per rilassarmi e riprendere fiato, le distanze sono facilmente percorribili a piedi, ma qui? Arrivare al campus vuol dire almeno un’ora di trasferimento (leggi: di tempo perso), facciamo due dato che comunque devo andare e tornare dal centro. Sì, qui ci sono i boschi e i prati ma ben altra cosa è passeggiare al Barrio Gotico o sulla Rambla. (Piccola nota positiva sull’alloggio: in quindici minuti a piedi raggiungo Casa Battlò).

Che poi, a dirla tutta, trovare un francobollo di prato libero non è sempre semplice, dato che qui gli innamorati sono parecchi e tendono a godersi il tempo libero sdraiati sotto gli alberi ad amoreggiare, tra le mie occhiate di nostalgia ed invidia. Anche se in effetti la mia compagnia non è che sia poi così male.

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La mia compagnia durante le pause.

 

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